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    December 21

    CARO BABBO NATALE.

    L'odio e' un motore.
    Ne parlo perche’ ultimamente mi e’ scappato da odiare piu’ spesso che in passato ed ho avuto piu’ occasioni e tempo che in passato per rifletterci.  Sono giunto –per il momento- alle seguenti conclusioni.
     
    Ce ne sono ad invidia, con molti cavalli ma poco tiro ai bassi,
    A cattiveria, anzi, a turbo-cattiveria, secondo i dettami del momento, magari  con un bello scambiatore di frustrazioni (in ter culer – me lo metter), meno cavalli ma piu’ coppia.
    Ci sono anche gli elettrici, di due tipi:
    O alimentati con batterie all’incazzo, con poca autonomia (le batterie vanno ricaricate spesso) ma esenti da manutenzione e praticamente eterni.
    Oppure quelli industriali mossi sempre da incazzo ma  alternato e ad alto voltaggio. Entrambi ecologici, nuociono gravemente alle coronarie del proprietario ma tendenzialmente non inquinano quelle degli altri.
     
    Il mio odio e’ elettrico.  E col cazzo di quelli a batterie.
    Si tratta di un propulsore bestiale, probabilmente progettato, in origine, per Mike Tyson e poi giratomi per qualche motivo che disconosco.
     
    Giorni fa, ad un vecchio amico, (che ho reincontrato mesi addietro dopo anni di buio e col quale sto tentando di recuperare il tempo perduto) ho raccontato della mia riflessione.
    E poiche’ lui e’ –anzi era- convinto di essere dalla parte dei buoni perche’ di mestiere combatte i cattivi, Gli ho fatto presente di come ritenessi fuori luogo la sua convinzione.
    Se vuole combattere una battaglia veramente utile, non dovrebbe accanirsi contro i motori. Ci sara’ sempre qualcuno in grado di costruirne. Deve cominciare a prendersela con il carburante.....meno ce n’e’, meno motori saranno in grado di funzionare.
    Cioe’...non e’ coi cattivi che bisogna prendersela ma con la cattiveria.
     
    Ci ha pensato su.....ed e’ andato in crisi....una crisi epocale che mi rinfaccia ogni giorno. E puntandomi il dito “si, tutte belle parole. Ma poi, in pratica?”
    Vero-dico-. Intanto comunque cominciamo con quelle.
    E poi, gia’ che ci siamo, chiediamo a  Babbo Natale, come regalo,  di aiutarci ad usare meno elettricita’ possibile...
    Anzi, magari, prendendo spunto da una cosa che ho letto non so dove - J - gli chiedero’ di fermare il tempo nell’attimo in cui e’ stata scattata la foto qui sotto, anche in un’ora qualsiasi (non necessariamente le 12.17).
     
    Tale foto non e’ di per se’ speciale, loro non sono belli ed essendo sicuramente definibile “multietnica” (c’e’ un solo italiano) e quindi molto di moda, anzi “di tendenza”....dovrebbe starmi abbastanza sul cazzo.
    Ed invece l’amo.
    Per la spontaneita’ dei sorrisi, per come ne  traspare l’assenza –assoluta- di odio di qualsiasi tipo.
    L’amo perche’ oltre al rumore del cielo, lo sguardo attento della luna ed il sapore acre del toscano, evoca in me  l’assordante silenzio prodotto da quei quattro motori. Spenti.
    Buon Natale.
    December 17

    apnea

    Non e' solo per cacciare….e dare sfogo ad un istinto primordiale che -inutile negarlo- si annida ancora in molti di noi.
    Quando scendiamo nel blu e’ come se scendessimo dentro di noi.
    La superficie del mare diventa il sottile confine tra la veglia ed  il sonno ed immergersi e’ quasi come addormentarsi, o svenire.
    E come nei sogni -o dentro di noi- la domanda e’ sempre la stessa.
    Cosa ci sara’. 
    1. Per Luna: nel caso ci fosse un GRONGO delle dimensioni di quello della foto -a destra-  lo si prende e alla sera lo si cucina per gli amici.
    2. Per Marci3, quello della foto -a sinistra-: Ciao man.....e lo sai.
    December 07

    Spiegazione.

    Riferito al 29 novembre:

    1. Il dialogo, apparentemente senza senso, e’ un tentativo (tentativo, sia ben chiaro) di commentare in maniera originale e ironica le fotografie.
      "Ciao Scavolini, come va?" 
      (foto in alto a destra) In Punjab (stato dell'India al confine col Pakistan) la maggior parte delle cucine sono cosi'. Un angolino con due fuochi a legna ove si cucina perloppiu' stando accucciati.....Data l’accuratezza con cui e’ stata costruita ho pensato fosse una Scavolini…..ma il marchio non c’era o era troppo nascosto…!
    2. "Di merda!" (foto in basso a destra) la legna necessaria a cucinare scarseggia e spesso, per economizzarla si brucia dell'altro. Del bufalo che solitamente vive nel cortile si beve il latte e si bruciano gli escrementi. Questi vengono accuratamente raccolti, impastati al fine di ottenere delle "pizze" di circa 40 cm di diametro che vengono essiccate al sole. Una volta essiccate vengono riposte in una capanna fatta dello stesso materiale e, una o due alla volta, usate come combustibile.
      Per quella signora della foto, che sta impastando con noncuranza –ovviamente la "pasta" non e' ancora secca--, credo che vada un po' piu' "di merda" che a noi (tutti, io che scrivo e voi che leggete - noi qui davanti al computerino con la tastierina ed il mousino                                                                                                                                                            "
      ---------e perche’?----- "  (domanda fatta da voce fuori campo)
    3. “Al ristorante non c’era un buco per stasera” (foto in alto a sinistra)Quel giorno era tardi. Non mangiavamo da parecchie ore. Sulla strada per Amristar (la nostra meta, il posto con la cucina scavolini e il bufalo in cortile) l’unica speranza di mettere qualcosa sotto ai denti era rappresentata dal “ristorantino” della foto. Solo che non c’era posto.                             Per sedersi, intendo.
    4. “e domani la baby sitter non puo’ venire perche’ e’ malata” (foto in basso a sinistra)  Dopo aver mangiato, per strada abbiamo incontrato quella signora. Nonostante le apparenze non fa la baby sitter e francamente non credo ne abbia una. Di mestiere impasta mattoni d’argilla dalla mattina sino a che non fa buio. Il bimbo lo tiene sempre in grembo, anche mentre lavora, e cosi’ fara’ sino a che non sara’ in grado di camminare e di impastare mattoni pure lui.                    Quando un individuo di questa casta e' particolarmente dotato, puo' accadere -ahime'-che le due cose avvengano nell’ordine inverso.

    Non mi sento in grado di dare lezioni di vita a nessuno (ne circolano gia' ovunque, per chiunque). Questo e', se vogliamo, un "mea culpa", una confessione pubblica che contribuisce a farmi stare meglio. Ecco, per quanto banale sia (e lo e’ davvero, ma non me ne frega un cazzo) e per quanto lamentarsi sia sacrosanto poiche' insito nella natura umana,  spesso e' fuori luogo.  

    Ho voluto scrivere di me. Di come io mi lamenti spesso e di come altrettanto spesso me ne vergogni. E di come mi senta invece meglio quando, invece di lagnarmi per la mia presunta sfiga pazzesca, mi godo la mia fortuna quotidiana.